
Ep.7 del podcast: I romani oggi - Parte I
Per capire davvero Roma non basta vedere il Colosseo o lanciare una moneta nella Fontana di Trevi. Bisogna sedersi in un bar, ascoltare una conversazione tra romani e provare a capire se stanno litigando... oppure semplicemente si stanno salutando.
In questo episodio, diviso in due parti, proverò a spiegare come sono i romani di oggi.
Valerio Ardizzi 11/7/2026
Ep.7
I romani oggi - Parte I
Indice:
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Introduzione
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Roma oltre i monumenti
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La lingua chiave per la cultura
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Gli stereotipi
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Primo: i romani sono simpatici
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Secondo: i romani sono diretti
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L'importanza della prosodia
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Terzo: i romani non hanno pazienza
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Conclusione - Parte I
Trascrizione del podcast
Introduzione
Eccoci di nuovo, buongiorno a tutti e benvenuti a un nuovo episodio di L’Italia raccontata agli studenti stranieri. Io sono Valerio, insegno italiano ma, da qualche tempo, gli studenti della mia scuola scelgono un argomento della cultura italiana e io sono qui e provo a raccontarlo, cercando di unire la storia e la pazza cultura del nostro Paese all’insegnamento di questa lingua tanto amata.
Dopo l’ultimo podcast abbastanza* (enough) leggero sull’italiano regionale, sulle parole diverse, sulle parole uguali, sui geosinonimi, sui geoomonimi e su tutte quelle cose che fanno dire agli studenti:
“Valerio, ma che confusione questa lingua!”
anche oggi continuiamo su qualcosa di leggero, ma andiamo in una città precisa.
La mia città.
Roma.
In questo episodio farò una cosa nuova. Ci sarà una novità. Sarà un episodio diviso in due parti.
Poiché, scrivendo, scrivendo, alla fine ho scritto più di quanto pensassi. Evidentemente oggi avevo troppe cose da dire. Quindi ora ci sarà la prima parte e sabato prossimo uscirà la seconda parte di questo episodio.
Roma oltre i monumenti
L’argomento* (topic) oggi lo ha scelto Alejandro. Durante una chiacchierata* mi ha detto:
“Valerio, per me Roma è la città più bella del mondo”.
L’ha messa al pari di* (allo stesso livello) della sua città di nascita, Buenos Aires. Ma non mi ha parlato solo della bellezza artistica e storica. Gli piace l’atmosfera, gli piace il modo di vivere, gli piace quella sensazione un po’ caotica, un po’ teatrale*, anche spontanea, quell’aria un po’ impossibile da spiegare ma che, andando a Roma e, ancora di più, parlando in italiano con i romani, si può percepire.
La lingua chiave per la cultura
Cari ascoltatori, ci tengo a sottolineare questa cosa che deriva dalla mia esperienza personale.
C’è chi sarà d’accordo e magari qualcuno no, poi gli studenti a lezione mi diranno la loro idea, ma per me ha un valore importante: Andare in un Paese/città (in vacanza o viverci) senza parlare la lingua di quel posto (place) mantiene sempre alzata una barriera che non permetterà di entrare a pieno nel posto, nella cultura.
Così come parlare solo la lingua senza interagire, relazionarsi con le persone del posto ha lo stesso effetto. Mi rendo sempre più conto* (rendersi conto significa capire = to realize) l'importanza di questo tipo di contenuti nell’insegnamento dell’italiano e, vedendo i miei studenti, sono davvero contento di aver iniziato perché: parlare una lingua non significa conoscere il Paese e la cultura.
La lingua è un modo per arrivare alla cultura di una popolazione e vedere i miei studenti, in questo modo, conoscere ed entrare sempre più nella cultura italiana mi rende davvero felice (mi rende felice → mi fa felice → it makes me happy).
Quindi, veniamo alla mia città, che chiaramente è la città e la cultura di cui sono più esperto, che conosco di più per evidenti motivi. E allora oggi proviamo a rispondere a una domanda molto difficile:
Che cosa significa essere romani? O meglio, come sono i romani? Come si vedono e come sono visti da fuori?
Gli stereotipi
Per rispondere a questa domanda dovrò basarmi* anche su alcuni stereotipi. Gli stereotipi sono sempre pericolosi, perché, ovviamente, sono semplificazioni. Non descrivono tutte le persone.
Non tutti i romani sono uguali, così come non tutti i milanesi, i napoletani, i brasiliani, gli argentini o i portoghesi sono uguali. Però gli stereotipi esistono. A volte sono falsi, a volte hanno una piccola parte di verità, a volte vengono esagerati e a volte influenzano perfino* (even) il modo in cui una persona si comporta. Cioè: se io so che, da romano, vengo visto in un certo modo, magari, in alcune situazioni, forse, finisco anche per comportarmi un po’ secondo quello stereotipo.
Qualche anno fa ho fatto una lezione all’università di Lisbona in cui ho parlato degli stereotipi. È stato molto interessante. Ma questo è un argomento enorme* (huge) e magari* (maybe) ne parleremo meglio in un’altra puntata. Quindi, non parleremo del Colosseo, di San Pietro o della Fontana di Trevi. Parleremo dei romani e ci metteremo dentro anche qualche parola del mio dialetto. E lo faremo un po’ seriamente e un po’ per gioco. Alcune cose derivano dalla mia esperienza, altre ho fatto ricerca in vari modi per capire i più comuni, frequenti.
Primo: i romani sono simpatici
Così sembra che me la canto e me la suono da solo. “Cantarsela e suonarsela” significa farsi degli elogi da soli.
Questo è forse lo stereotipo più positivo sui romani. E me lo hanno confermato durante la lezione sia Keiko (giapponese) che Natalia (russa). Entrambe (both) vivono a Roma da tanti anni.
Secondo Keiko, il romano è spiritoso, ironico, capace di fare una battuta (joke) in qualunque situazione.
Confermo. Un’ironia particolare, per esempio dire sempre il contrario della realtà.
Provo a spiegarmi. Sei in un bar a Roma, giornata bruttissima, piove, fa freddo, c’è vento. Entra una persona e dice:
“Ammazza, che bella giornata!” (“Ammazza” può sostituire “mamma mia”).
Oppure è estate, fa caldissimo, 40° gradi:
“Fa fresco oggi, eh?”
Questo succede per qualsiasi situazione e soprattutto il tono di voce è sempre serio. Chi non conosce questo modo di fare rimane spesso confuso.
Anche Natalia mi ha detto una cosa molto interessante e vera: a Roma è tutto un teatro. Se ti metti ad osservare i romani mentre parlano tra loro, sembra di stare a teatro a vedere una commedia.
Questa cosa mi è stata detta tante volte. Provate ad andare a un mercato nelle zone meno turistiche o a stare in un bar del quartiere (un po’ più in periferia). Non sarà facile capire tutto, ma neanche impossibile con un buon livello di italiano. Vi renderete conto (you will realize) che spesso sembra di essere in un film comico. Forse, a Roma l’ironia è una specie forma di difesa. Serve per sopravvivere al caos. Non è una città in cui è facile vivere e questo è un modo per provare a rimanere più leggeri. Se in francese, davanti ai problemi della vita, si risponde “c’est la vie” e gli inglesi “let it be”, a Roma si preferisce “che te devo dì?”.
Ossia, cosa ti posso dire per risolvere questo problema? Niente!
E allora andiamo avanti con la vita.
E andiamo avanti con noi, con le caratteristiche.
Secondo: i romani sono diretti
Una delle prime cose che molti stranieri notano dei romani nel modo di parlare e di comportarsi.
Il romano spesso è diretto.
Molto diretto.
A volte anche troppo.
E sembra che i romani siano così già dal Medioevo. Prendo l’esempio di Dante, il sommo poeta della Divina Commedia. Dicevo, Dante Alighieri, fiorentino, nel Medioevo, anche se amava Roma, non gli piaceva molto andarci perché diceva che i romani erano troppo maleducati, troppo diretti, non conoscevano le formalità.
Anche oggi, il romano non gira troppo intorno alle cose* (“girarci intorno”, questo, prendere tempo per non parlare direttamente).
Se deve dire una cosa, la dice. Se qualcosa non gli piace, te lo fa capire. Se pensa che stai dicendo una stupidaggine (something stupid), non ti fa una lunga analisi diplomatica. Ti guarda e ti risponde:
“Ma che stai a di’?” (cosa stai dicendo?)
Senza peli sulla lingua* (non avere peli sulla lingua, anche questa un’espressione che significa parlare in modo diretto, sincero).
Ecco, questa cosa per me è molto romana. Io ci sono cresciuto dentro e, devo essere sincero, la maggior parte delle volte mi piace. Mi piace quella spontaneità, quel modo di parlare senza troppi filtri, quella sensazione che la comunicazione sia immediata, viva, vera.
Sei in un ristorante, in un bar, per strada, al mare e inizi a parlare, così, con uno sconosciuto. Senza formalità, senza giri di parole* (ossia usare tante parole per parlare in modo indiretto di qualcosa).
Me piace!
Però capisco perfettamente che, per una persona che viene da un’altra cultura, questo modo possa sembrare maleducato. Un romano lo fa per essere diretto, autentico, simpatico*. E spesso questo piace molto. Lo dico per esperienza.
Però, un’altra persona può pensare:
“Ma perché mi sta parlando così?”
E qui può nascere un equivoco* (ossia situazione in cui si capisce una cosa per un’altra).
A Lisbona mi è successo spesso che, alla fine del corso, gli studenti venissero a parlarmi della loro esperienza, generalmente positiva, ma tutti mi dicevano la stessa cosa: A inizio corso l’impatto con me è stato forte. Molto intenso, questo è l’aggettivo spesso usato dagli studenti.
La mia risposta?
"Oltre che la lingua, vi ho fatto vedere anche la mia cultura. Siete pronti per andare a Roma!"
L'importanza della prosodia
Perché a Roma il tono della voce, il modo di comportarsi, è fondamentale. Una frase che in un’altra città è aggressiva, a Roma può essere semplicemente normale. O addirittura affettuosa, dolce, in realtà.
Naturalmente, non sempre. Perché, attenzione, a volte può essere proprio maleducazione e parlerò di questo più avanti.
Però spesso c’è anche un codice culturale, linguistico e prosodico* diverso. La prosodia* è l'insieme di quelle caratteristiche del linguaggio parlato (come ritmo, intonazione, accento, tono e durata) che definiscono l'aspetto non verbale, ossia non riguarda le parole, ma, diciamo, più l’aspetto musicale della comunicazione orale.
Questa parte sarà divertente, ma non molto facile da spiegare.
Provo a spiegarmi: vediamo la prima parola romana che spiega benissimo questo.
La parola “aò”/“aho”.
Due vocali: a-o.
Ma che può voler dire tantissime cose in base al tono.
Sono a Roma, per strada, e incontro una persona che conosco:
- Se io dico “Aò!”, sto salutando qualcuno. Lui capisce “ciao”.
- Se dico “Aòò!”, lui capisce “Fai attenzione!”.
- Se dico “Aò!”, capirà “Basta! È finita la pazienza”.
- Se dico “Aò!”, significa “Da quanto tempo non ci vediamo!”
Seguito spesso da un “li mortacci tua”!
Espressione terribile se usata fuori da Roma, ma che per noi è spesso una frase di affetto, di dolcezza (lascerò la spiegazione nel vocabolario sulla pagina web della trascrizione del podcast).
Anche al telefono, se rispondo e dico
- “Ao?”, significa “pronto?”, la parola che diciamo per rispondere al telefono in italiano. (Hello?)
Due vocali, per esprimere tanto.
Questo mi dà la possibilità di anticipare la prossima caratteristica dei romani, dove tutto deve essere, come dire, ottimizzato* nella comunicazione. Devo sprecare (we have to waste) meno (less) energie possibili quando parlo con qualcuno.
Come ho detto, vedremo questo tra poco.
Quindi, se venite a Roma, quello che spesso dico ai miei studenti o amici stranieri, venite consapevoli* (coscienti) di queste caratteristiche: i romani sono ironici, anche se sembrano seri, e sono molto diretti.
Per questo motivo, non vi offendete/non prendetela sul personale (Don't take it personally?).
Generalmente, è solo un modo, non è maleducazione nei vostri confronti, anche perché, se non è esagerata, questa caratteristica piace molto. Anche perché a Roma c’è un modo di dire (a saying):
“Chi rosica*, paga da beve” → chi si offende, paga da bere (has to pay the drinks).
Terzo: i romani non hanno pazienza
Un’altra caratteristica che spesso viene associata ai romani è la poca pazienza. Roma è una città in cui tutti sembrano avere fretta (hurry), anche quando non hanno niente da fare.
Faccio un esempio: sei un bar e c’è la fila, quindi devi aspettare un po’ per il tuo turno. Ma è domenica mattina e dopo non hai assolutamente niente da fare e così anche il romano vicino a te.
Probabilmente, dopo qualche minuto, lo sentirai gridare:
“Aò! E daje npo” (c’mon) in inglese.
Non ha niente da fare, perché ha fretta? Perché i romani non hanno pazienza.
Posso fare anche un mio esempio. Ero a Lisbona, città molto più tranquilla e rilassata rispetto a Roma. Così come i lisboeti. A Lisbona, per fare colazione, a volte succede che aspetti 15, 20 minuti, con il bar vuoto, con te come unico cliente.
A Roma è sarebbe una catastrofe.
Io, i primi mesi, da romano, perdevo la pazienza. Anche se era domenica mattina e non avevo niente da fare. Finché un giorno (until one day) una persona cara di Lisbona mi ha detto:
“Vale, ma perché non puoi aspettare? Non hai niente da fare dopo!”.
Ed aveva ragione. Per me era automatico, non devo perdere tempo, tutto doveva essere ottimizzato.
E devo dire che in Portogallo ho un po’ perso questa caratteristica romana e, sinceramente, sono contento. Perché questa cosa della poca pazienza non è che mi piaccia molto dei romani. E la trovi continuamente.
Nel traffico.
Sugli autobus.
Negli uffici pubblici.
Quando arrivi al bancone del bar (bar counter), devi già sapere cosa vuoi ordinare e hai pochi secondi per rispondere. Hahaha.
Le file ci sono, le persone ci sono e sono tante, non lo nego, ma la pazienza, ecco, quella è poca.

Conclusione - Parte I
Bene, possiamo fermarci qui per oggi. Spero di avervi dato già in questa prima parte abbastanza* informazioni sulla cultura e sui modi, sui comportamenti* dei romani. Così, quando verrete a Roma la prossima volta, sarete pronti! Tra sette giorno, sabato prossimo, uscirà la seconda parte di questo episodio. Spero sia stato piacevole e ci sentiamo la prossima settimana.
Vocabolario del podcast
1. Abbastanza
Significato: in quantità sufficiente; né poco né molto.
«Il podcast di oggi è abbastanza leggero.»
2. Argomento
Significato: il tema di cui si parla o si discute.
«Gli studenti scelgono l'argomento del podcast.»
3. Chiacchierata
Significato: una conversazione informale e rilassata.
«Abbiamo fatto una chiacchierata dopo la lezione.»
4. Al pari di
Significato: allo stesso livello di; con la stessa importanza.
«Mette Roma al pari di Buenos Aires.»
5. Teatrale
Significato: molto espressivo, quasi come se si recitasse a teatro.
«I romani hanno un modo di parlare molto teatrale.»
6. Rendersi conto
Significato: capire, prendere consapevolezza di qualcosa.
«Mi sono reso conto dell'importanza della lingua.»
7. Basarsi su
Significato: fondarsi su qualcosa; prendere qualcosa come punto di riferimento.
«Il podcast si basa anche su alcuni stereotipi.»
8. Perfino
Significato: addirittura; persino --> ("even" in inglese).
«Perfino Dante parlava dei romani diretti.»
9. Enorme
Significato: molto grande.
«È un argomento enorme.»
10. Magari
Significato: forse; può darsi.
«Magari ne parleremo in un altro episodio.»
11. Cantarsela e suonarsela (espressione idiomatica)
Significato: lodarsi da soli; parlare bene di sé stessi.
«Se dico che i romani sono simpatici sembra che me la canti e me la suoni.»
12. Ammazza! (espressione colloquiale)
Significato: esclamazione che esprime sorpresa, stupore o serve a rafforzare ciò che si dice; equivale spesso a "mamma mia!".
«Ammazza, che bella giornata!»
13. Girarci intorno (espressione idiomatica)
Significato: evitare di dire direttamente una cosa.
«Il romano non ci gira troppo intorno.»
14. Senza peli sulla lingua (espressione idiomatica)
Significato: parlare in modo diretto e sincero, senza paura di dire ciò che si pensa.
«Lui parla sempre senza peli sulla lingua.»
15. Giri di parole (espressione idiomatica)
Significato: usare molte parole per evitare di dire una cosa in modo diretto.
«Vai al punto, senza fare troppi giri di parole.»
16. Equivoco
Significato: una situazione in cui una persona capisce una cosa diversa da quella che l'altra voleva dire.
«Tra loro è nato un equivoco.»
17. Prosodia
Significato: l'insieme di ritmo, intonazione, accento e melodia della lingua parlata.
«La prosodia cambia il significato di una frase.»
18. Ottimizzare
Significato: rendere qualcosa il più efficiente possibile, evitando sprechi di tempo o di energia.
«I romani cercano sempre di ottimizzare la comunicazione.»
19. Consapevole
Significato: cosciente; che conosce bene una situazione.
«Partite per Roma consapevoli di queste differenze culturali.»
20. Rosicare (espressione colloquiale)
Significato: offendersi, essere invidiosi o arrabbiarsi perché qualcosa è andato bene a qualcun altro.
«Ha vinto lui e gli altri rosicano.»
21. Chi rosica paga da beve (modo di dire romano)
Significato: chi si offende o si lamenta deve offrire da bere agli altri; è un invito a non prendersela troppo.
«Dai, chi rosica paga da beve!»
22. Essere pronti
Significato: trovarsi nella condizione ideale per iniziare un'azione.
«Pronti? Via!» (Ready? Go!)
23. Li mortacci tua! (espressione romanesca, molto informale)
Significato: letteralmente è un'imprecazione rivolta ai defunti di una persona, ma a Roma molto spesso perde il suo significato offensivo e viene usata tra amici per esprimere sorpresa, affetto o per salutare qualcuno che non si vede da tanto tempo. Il significato dipende completamente dal tono e dal contesto.
«Aò! Li mortacci tua! Quanto tempo è che non ci vediamo!»
24. Aò! / Aho! (interazione romanesca, informale)
Significati tantissimi.
«Aò!» Ciao / Buongriono / Che bello rivederti! / Stai attento! / Basta! / Questa è la vita!...

