
Ep.6 del podcast: Parole diverse, parole uguali
Perché un romano ordina un "cornetto", un milanese una "brioche" e hanno entrambi ragione?
Gli esempi sono tanti ma come possiamo capirci tra italiani?
In questo episodio scopriremo perché spesso non serve cambiare Paese per sentirsi all'estero.
Qual è la soluzione? Vediamo insieme...
Valerio Ardizzi 4/7/2026
Ep.6
Parole diverse, parole uguali
Indice:
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Introduzione
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Geosinonimi e geoomonimi
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Perché si chiama "cornetto"?
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Il romano e il milanese
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Cornetto o brioche?
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Cocomero, anguria, zipangulu
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La tovaglia dopo la doccia
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Il caso più strano: sticazzi!
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Perché tutta questa confusione?
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Conclusione
Trascrizione del podcast
Introduzione
Eccoci di nuovo, buongiorno a tutti e benvenuti a un nuovo episodio di L'Italia raccontata agli studenti stranieri. Io sono Valerio e, come ogni settimana, gli studenti della mia scuola scelgono un argomento della cultura italiana e io provo a raccontarlo, cercando di unire la lingua, la storia e le tradizioni del nostro Paese.
Dopo il podcast della scorsa settimana, dedicato all'Inno di Mameli, oggi cambiamo completamente atmosfera. Oggi parleremo di qualcosa di molto più leggero ma, secondo me, altrettanto interessante. Qualche giorno fa, durante una lezione, Florencia mi ha fatto una domanda.
Mi ha detto: "Vale, ma perché a Roma dite cornetto, a Milano croissant o brioche? Alla fine non è sempre la stessa cosa?".
Mentre le rispondevo, raccontando anche un mio aneddoto*, ossia un episodio che mi è successo realmente, ho pensato a quanti di questi esempi esistono e che possono lasciare perplessi* molti stranieri.
Ma sarò sincero, spesso sono situazioni che lasciano perplessi (confusi) anche noi italiani, sempre in base alla regione… Questo aneddoto che ho raccontato a Florencia e che racconterò anche a voi ne è un chiaro esempio.
Ma andiamo con ordine, perché questa domanda non riguarda soltanto il cornetto. E dato che nel nostro Paese basta percorrere pochi chilometri per sentire cambiare parole, espressioni e perfino il significato di alcuni verbi, facciamo un piccolo viaggio linguistico attraverso l'Italia.
Geosinonimi e geoomonimi
Come molti di voi sanno, tra le mie passioni c’è sicuramente la linguistica. Insegnare linguistica italiana a Lisbona è stato uno dei miei corsi preferiti. Tuttavia, non spaventatevi* (spaventarsi significa "avere paura”). Quindi niente paura, non userò termini tecnici della linguistica, niente di troppo complicato, ad eccezione di due parole che dirò ora e che, tranquilli, spiegherò più avanti. Sto parlando dei “geosinonimi” e dei “geoomonimi”.
Perché si chiama "cornetto"?
Torniamo al cornetto, o meglio, cominciamo proprio dal cornetto (croissant in francese).
Il cornetto è quella specialità della pasticceria italiana che, scopro durante la ricerca per l’episodio, deriva da un dolce austriaco chiamato, in tedesco, “kipferl” (--> scuse per Yannic).
Non lo sapevo fosse austriaco, pensavo fosse una nostra invenzione. Al massimo dal francese!
Il cornetto può essere ALLA crema, AL cioccolato, AL pistacchio, ALLA marmellata, etc. (fate attenzione alla preposizione che ho usato per dire il gusto/sapore di un alimento: “AL/ALLA”).
Oppure può essere “semplice”, ossia senza aggiungere nient’altro, solo cornetto, appunto: semplice.
Si chiama cornetto perché ha la forma di una mezza-luna* (half-moon), perciò*(per questo), l’estremità*/la fine (the end) del cornetto è a punta (pointed, like a little horn). In italiano “horn” si dice “corno*”, appunto “cornetto”.
Il romano e il milanese
Ora che abbiamo tutta la spiegazione della parola cornetto, posso passare all'aneddoto.
Un po’ di anni fa, arrivo a Milano, la mia prima volta a Milano.
Arrivo alla Stazione Centrale, è mattina, ho molta fame. Vedo un bar ed entro.
Mi avvicino al bancone del bar* (bar counter) e dico al cameriere:
“Buongiorno! Un cappuccino e un cornetto semplice, grazie”.
Il barista, milanese, riconosce ovviamente il mio accento romano e mi risponde chiaramente con accento milanese (che io non so fare, quindi non imiterò). Dicevo, mi risponde, con un tono non troppo simpatico, mi dice:
“Un cappuccino e cosa???”
E io:
“Un cornetto semplice, grazie”.
E lui, con un modo ancora meno simpatico, ripete:
“Un cappuccino e…??”
Allora capisco che c’era qualcosa di strano, però riprovo:
“Un cornetto semplice”.
Non mi risponde. A quel punto, con il dito gli indico* (I point with my finger) il cornetto che volevo e il barista, con un'aria (un modo/maniera) ancora meno simpatica, mi risponde:
“Ahhhhhh una brioche vuota!!!! Non un cornetto semplice!”
Era un modo per dirmi che “cornetto semplice” non era corretto in italiano.
Io, che a quel punto avevo già mangiato la foglia* (mangiare la foglia significa capire le vere intenzioni di una persona, in questo caso avevo capito le vere intenzioni del barista milanese), gli dico in romano:
“Chiamalo come te pare (chiamalo come vuoi), basta che me fai magna’ (l’importante è che mi fai mangiare)”.
Cornetto o brioche?
Per lui
“cornetto” era “brioche”.
"semplice” era “vuoto”.
Ci tengo* a dire che mi piace Milano. Tutte le volte che ci sono stato sono stato sempre bene, ma in questo caso non sapevo che mi ero trovato davanti a un “geosinonimo”. Sì, anche a un barista non troppo simpatico.
I “geosinonimi” sono parole diverse che hanno lo stesso significato ma l’uso di una o dell’altra dipende dalla regione italiana in cui sei.
Quindi sia cornetto sia brioche indicano un "croissant", ma, in base alla terra (appunto dal greco “geo”) in cui ti trovi, si usa “cornetto semplice” a Roma e “brioche vuota” a Milano.
Comunque, per me “cornetto” è la parola più bella!
Inoltre, fate attenzione perché in Sicilia la “brioche” è un’altra cosa. Un dolce differente.
“Brioche”... a Milano gli piace così. Un saluto agli amici milanesi.
Cocomero, anguria, zipangulu
Un altro esempio è quello che nel centro Italia, quindi in Toscana e anche a Roma, chiamiamo “cocomero” e in inglese ha il nome di “watermelon”.
Okay, immaginate, ora siete a Torino. Città caldissima d’estate, più calda di Roma, perché Torino si trova alla fine della Pianura Padana, una delle zone più inquinate* (pollution) d’Europa, è lontano dal mare e si trova tra due montagne, diciamo, le Alpi da una parte e i colli piemontesi dall’altra. Quindi il calore diventa più forte e per questo Torino è molto calda, anche se si trova nel nord.
Okay, scusate la digressione. Dicevo, siete a Torino e volete un bel watermelon per rinfrescarvi, andate dal fruttivendolo (la persona che vende frutta e verdura) e dite: “Vorrei un cocomero”. Spero per voi che il fruttivendolo a Torino non sia il barista di Milano che ha deciso di cambiare lavoro. Perché la risposta che vi darà sarà:
“Ahhhhh anguria!!! Non cocomero!!!”
Questo perché a Torino, così come in tutto il nord Italia, si dice “anguria”. Al sud, forse si usa la parola cocomero, forse melone d'acqua.
Per la mia esperienza, in Calabria l’ho sempre sentito chiamare “zipangulu”.
Mi avevano detto perché il cocomero ricorda quello “zio che tutti abbiamo con la pancia grande”.
Quindi Zi - zio (uncle), pangulu (pancia). Una leggenda. A quanto sembra, il kipánguro (in greco significa “cetriolo (pickle)”), oppure da "Cipango", l'antico nome con cui Marco Polo chiamava il Giappone, zona di grande diffusione di questo frutto (cocomero).
Per questo motivo, spesso, basta una sola parola per capire da dove arriva una persona.

Altri geosinonimi
Un altro esempio di geosinonimi sono quelle che a Roma chiamiamo frappe, dei dolci fritti di Carnevale.
A Milano chiacchiere. (in inglese letteralmente “little talk”);
A Venezia galani;
In Piemonte bugie (in inglese letteralmente “lies”);
In Toscana cenci.
Oppure l’oggetto che usiamo per appendere/mettere le camicie nell’armadio. In alcune parti dell'Italia è stampella*, in altre gruccia*.
Altro esempio famoso, la parola papà (“dad”). Se senti un italiano dire “babbo” piuttosto che*(invece di) “papà”, allora sai che viene dalla Toscana oppure dall’Umbria, dalle Marche, dall’Emilia-Romagna, insomma dal centro-nord Italia.
La tovaglia dopo la doccia
Bene, abbiamo chiari i geosinonimi, parole diverse per dire la stessa cosa. Un esempio simile ma opposto è quello della parola tovaglia. La tovaglia* è quell’oggetto/quel tessuto che si mette sul tavolo, per coprire il tavolo, quando si pranza o si cena. In inglese "tablecloth".
Questa volta sono al sud Italia, durante un mio viaggio, a casa di una famiglia del sud, molto ospitali come spesso al sud succede, mi ricordo la stanchezza del viaggio per arrivare. Allora chiedo se posso andare in bagno per fare una doccia e la famiglia, molto gentile, mi dice:
“Aspetta, Vale! Dopo che finisci la doccia, per asciugarti* (dry off/dry yourself), aspetta che ti prendiamo una tovaglia.”
Una tovaglia? Quella del tavolo???
Ho pensato: forse hanno finito gli asciugamani* (towels). E non lo so, non ricordo, ma magari* avevo accettato l’idea di asciugarmi con una tovaglia del tavolo.
Poi è tornata la signora e mi ha dato un asciugamano, o meglio quello che io chiamo asciugamano ma che al sud chiamano tovaglia.
Questa volta mi trovavo davanti a una persona gentile e davanti a un "geo-omonimo".
Geomonimi, ossia parole identiche*/uguali ma che hanno significati diversi in base alla regione.
Tovaglia, in alcune regioni del sud, indica quello che a Roma chiamiamo asciugamano.
Tra geosinonimi e geoomonimi abbiamo capito che anche per noi italiani non è così semplice spostarci in Italia. Dobbiamo sempre fare attenzione a queste differenze linguistiche.
Il caso più strano: sticazzi!
Ma adesso voglio concludere con quello che per me è l'esempio più assurdo partendo sempre da una mia esperienza.
Questo aneddoto mi è successo a Lisbona.
La parola in questione, o meglio la frase, è l'espressione romana "sticazzi!".
"Sticazzi!" espressione che nasce a Roma significa "non me ne frega", "non mi importa", "non mi interessa" (i don't care) ed ha questo valore.
Ripeto sono a libsona, quelche anno fa, con un gruppo di italiani. Qualcuno lo conoscevo, qualcuno non lo conoscevo.
Sei lì, parli, conosci persone e in quesrto gruppo c'era una ragazza che non consocevo del nord Italia, non ricordo se di Bergamo, non ricordo, e parlando "cosa fai tu, cosa faccio io" mi chiede cosa faccio e le dico:
"sono qui da un po' di anni"
"ah, ma che fai?"
"insegno italiano all'Univeristà di Lisbona"
e lei mi risponde
"sticazzi!" (I dont care!)
"Sticazzi!" ha un valore un po' piu forte di "I don't care" in inglese.
Io rimango sorpreso*
Non ricordo, forse ho continuato a parlare e un'altra volta questa ragazza mi risponde
"ahh, sticazzi!"
E allora capsico di nuovo che c'è un problema. Anche perche la ragazza diceva con interessse.
Allora le dico:
"Senti per te "sticazzi", che vuol dire?"
e lei dice:
"signifca interessante!"
e io:
"No! "sticazzi" è un espressione romana e signfica non me ne improta niente."
e lei mi dice:
"Ah, no! io pensavo che singnificasse (il vero signifcato di sticazzi fosse) che bello, interessante!"
E allora lì ho capito la situazione.
Lei rispondeva con un espressione romana che a Torino, a Bergamo nel nord italia, non lo so per quale motivo, si è trasformata ed ha preso il significato di che bello interessante.
Sinceramente non so il motivo, ed è un tipo di evoluzione linguistica interessante, strana.
E anche un po' pericolosa.
Quindi le ho spiegato che a Roma viene utilizzato per dire "non mi importa"
L'espressione (romana) per dire "interessante/che bello" e "me cojoni!"
Ogni tanto durante le lezioni gli studenti mi dicono "che confusione! questa lingua, che confusione!"
Lo so, lo so bene. Anche per noi"
Perché tutta questa confusione?
La risposta è molto semplice ed è sempre la stessa, ormai* la sappiamo.
Per quasi tutta la sua storia l'Italia non è mai stata un Paese unito. Lo è soltanto dal 1861.
Prima c'erano regni, varie repubbliche e Stati completamente indipendenti. Ogni città sviluppa il proprio dialetto.
Ma anche quando tutti hanno iniziato a parlare italiano, molte parole locali restano. E ancora oggi sopravvivono.
È quello che i linguisti chiamano italiano regionale: tutti parlano italiano, non è più corretto o più sbagliato, semplicemente ogni regione lascia una piccola caratteristica propria sul modo di parlare.
Conclusione
Quindi, se un giorno vi offrono una tovaglia per asciugarvi dopo la doccia, spero per voi che siate nel sud Italia. Se vi rispondono “sti cazzi” mentre parlate, spero non siate a Roma. E se un giorno un romano vi offrirà un cornetto, un milanese una brioche e un pasticcere un croissant, non preoccupatevi. Stanno parlando della stessa colazione. E tutti stanno parlando correttamente in italiano. E se vi sentite confusi, state tranquilli, ci sentiamo confusi anche noi.
Vocabolario del podcast
1. Aneddoto
Significato: un breve episodio realmente accaduto, raccontato per spiegare meglio un'idea o una situazione.
«Mi è tornato in mente un aneddoto della mia prima volta a Milano.»
2. Perplesso
Significato: confuso, incerto, sorpreso perché non si capisce bene una situazione.
«Lo studente è rimasto perplesso davanti a quella risposta.»
3. Spaventarsi
Significato: avere paura.
«Non spaventatevi, la spiegazione sarà semplice.»
4. Perciò
Significato: per questo motivo; quindi.
«Il cornetto ha quella forma, perciò si chiama così.»
5. Indicare
Significato: mostrare qualcosa con il dito o con un gesto.
«Ho indicato il cornetto che volevo comprare.»
6. Mangiare la foglia (espressione idiomatica)
Significato: capire le vere intenzioni di una persona o rendersi conto di una situazione nascosta.
«Dopo la seconda risposta del barista ho mangiato la foglia.»
7. Tenerci
Significato: considerare qualcosa importante; voler sottolineare una cosa.
«Ci tengo a dire che Milano mi piace molto.»
8. Geosinonimi
Significato: parole diverse che indicano la stessa cosa, ma vengono usate in regioni diverse d'Italia.
«Cornetto e brioche sono geosinonimi.»
9. Inquinamento
Significato: presenza di sostanze dannose nell'aria, nell'acqua o nell'ambiente.
«La Pianura Padana è una delle zone con più inquinamento d'Europa.»
10. Geoomonimi
Significato: parole uguali nella forma ma con significati diversi a seconda della regione italiana.
«Tovaglia è un geoomonimo.»
11. Piuttosto che
Significato: in questo contesto significa invece di.
«In Toscana si dice babbo piuttosto che papà.»
12. Tovaglia
Significato: il tessuto che si mette sul tavolo durante i pasti.
«Prima di pranzo hanno messo la tovaglia sul tavolo.»
13. Asciugarsi
Significato: eliminare l'acqua dal proprio corpo o da una parte del corpo dopo essersi lavati.
«Dopo la doccia mi sono asciugato con l'asciugamano.»
14. Ormai
Significato: a questo punto; dopo tanto tempo; indica una situazione consolidata.
«Ormai sappiamo perché l'Italia ha tante parole diverse.»
15. Sti cazzi (espressione colloquiale, molto informale)
Significato: a Roma significa non mi importa, non me ne frega; in molte zone del Nord viene invece usata per esprimere stupore o ammirazione.
«A Roma: "Ha comprato una macchina nuova." — "Sti cazzi."»
16. Me cojoni (espressione romanesca, molto informale)
Significato: esprime grande sorpresa, stupore o ammirazione; equivale a "Wow!".
«Hai vinto un milione di euro? Me cojoni!»
17. Non me ne frega (espressione colloquiale)
Significato: significa non mi interessa, non mi importa.
«Puoi scegliere tu il film, non me ne frega.»
