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Ep.4 del podcast: Cos'è una sagra?

Ti racconto la storia dell'inno nazionale italiano, una storia che in pochi in realtà conoscono.

Scopriremo in che modo la musica racconta una scena teatrale, chi sono i due creatori e come un semplice inno nazionale possa trasformarsi nel racconto della nascita di un popolo.

Valerio Ardizzi 20/6/2026​

00:00 / 11:25

Ep.4
Cos'è una Sagra?

Indice:

  • Introduzione

  • Perché l'inno italiano è sbagliato

  • Creare insieme senza conoscersi mai

  • Quello che Novaro vede

  • Quando la musica racconta una storia

  • Il dialogo tra Italia e popolo

  • "Stringiamoci a coorte"

  • Quel "Sì!" gridato con tutta la voce

  • Conclusione

Trascrizione del podcast

 

Introduzione

Eccoci di nuovo, buongiorno a tutti, siamo qui per un nuovo episodio di L'Italia raccontata agli studenti stranieri. Io sono Valerio e ogni settimana gli studenti della mia scuola scelgono un argomento della cultura italiana e io, come sempre, sono qui per raccontarlo cercando di unire*/mettere insieme la cultura del mio Paese all’insegnamento di questa bellissima lingua: l’italiano. Iniziamo. Da quando sono bambino, io amo gli inni nazionali, ossia la musica, la canzone che, per esempio, i calciatori delle nazionali cantano prima delle partite, oppure quando un atleta vince la medaglia d’oro ai Giochi Olimpici. Ecco, l’inno nazionale, “national anthem” in inglese.

Mi è sempre piaciuto, per esempio, l'inno francese, che tutti abbiamo sentito una volta. Così come l’inno tedesco, l’inno portoghese, spagnolo. Questi sono i miei preferiti.

Ovviamente ci sono tanti inni belli e storici. Se si cerca una classifica dei più famosi e amati, si trovano quello brasiliano, l’inno inglese e tanti altri. E poi, tra questi, c’è l’inno italiano. Nelle classifiche è sempre nelle posizioni alte e, per chi segue lo sport, conosce bene con quanta PASSIONE gli italiani cantano il proprio inno, chiamato “L’Inno di Mameli”. Per questa ragione, soprattutto negli ultimi anni, è diventato famoso nei media e adesso questa musica è riconosciuta da molte persone.

Perché l'inno italiano è sbagliato

Tuttavia, il nostro inno ha un problema. È suonato (played) male! Ossia non è mai riprodotto come il suo creatore, un signore chiamato Michele Novaro, lo aveva immaginato e scritto. Ripeto: immaginato e scritto. Torneremo su queste due parole. Male perché è suonato spesso come una “marcia”, una "marcetta" un po' buffa* (funny), banale, quasi divertente.

La musichetta che sentiamo nelle partite di calcio degli Azzurri, o quando Yannick Sinner vince uno Slam di tennis, o quando la Ferrari vince un Gran Premio di F1, evento ormai* raro. Ecco, quell’inno è sbagliato! È stato trasformato per adattarlo alla marcia dei soldati con la bandiera italiana. Per permettere ai soldati di tenere il passo, abbiamo dovuto cambiare il ritmo, trasformarlo in qualcosa di rigido.

In realtà, l'inno italiano è solenne* perché è quella che tecnicamente, nella musica, è chiamata "cabaletta*". Cos'è una cabaletta?

È il finale travolgente* di passione dell'opera, è quel momento in cui il tenore si scatena* (ossia libera tutta l’energia), il pubblico salta in piedi e il teatro esplode. Perciò il nostro inno non è divertente… è solenne*, è maestoso*.

Okay, voglio dire una cosa. In questo viaggio che stiamo facendo episodio dopo episodio nella cultura e nell’identità, descrivo spesso l’Italia come divisa. Lo sapete. Posso dire che l’inno è una di quelle cose a cui teniamo* (tenere a qualcosa significa che quella cosa o persona è importante). Al nostro inno gli vogliamo bene. E la sua musica, le sue parole, così come la sua storia e il suo significato, sono molto interessanti. Perciò vediamo, iniziando con la storia e quindi la nascita dell’inno.

Creare insieme senza conoscersi mai

Due genovesi che, tuttavia, tra loro non si incontreranno e si conosceranno mai. Il primo è Goffredo Mameli, il poeta che scrive il testo. È un ragazzo che muore a soli 22 anni a Roma combattendo per la difesa della libertà del Paese. Il titolo originale della poesia è Il Canto degli Italiani, ma attualmente l’inno italiano è conosciuto, appunto, come l’inno di Mameli. Scrive un testo sulla fratellanza* tra italiani quando l'Italia, in realtà, non esisteva, era ancora solo un'espressione geografica ed era occupata da forze straniere. Il secondo creatore si chiama, come ho detto prima, Michele Novaro. L’autore della musica. Ed è su di lui che ci focalizzeremo*.

Quello che Novaro vede

Siamo a Torino, un giorno del 1847, quando Novaro si ritrova tra le mani la poesia/il testo di Mameli. Novaro non era un generale, non è un uomo dell’esercito.

Era un uomo di teatro e lavorare nell’Ottocento nei teatri d’opera a Torino significava aver ben chiara la scena e sapere trasformare un testo in azione. Per lui la musica non era fatta per marciare, ma per creare una scena, immagini, per mettere in scena* la vita.

Quindi Novaro riceve il testo di Mameli e inizia a scrivere la partitura* (La partitura è il testo scritto della musica. Contiene tutte le istruzioni che permettono ai musicisti di suonare* (to play music) nel modo in cui è stata creata). Perciò Novaro inizia a comporre/scrivere la musica.

Diamo un contesto storico per capire bene: Siamo nel 18-47. Gli italiani non esistono, sono divisi. L'Italia non esiste. È divisa in sette piccoli stati umiliati e ridicolizzati* dalle potenze europee.

Novaro riceve il testo di Mameli e ha, diciamo, un'allucinazione: immagina/vede qualcosa. Così scrive la musica.

Una volta finito, va in un caffè di Torino in cui si trovano i suoi amici e dice: "Ho appena composto la poesia di Goffredo (Mameli)". E via tutti, una ventina, nella stanza di casa sua per sentirla. Ma, prima di iniziare a suonare, Novaro, ai suoi amici, dice: “Perdonatemi! Magari sto per dirvi una cosa stupida, una pazzia (something crazy), ma voglio dirvi cosa mi ha ispirato… di quelle parole di Mameli. E che io ho tradotto in musica.” Ricordo, Novaro uomo di teatro.

La scena che vede Novaro e che lo ispira e che racconta ai suoi amici la possiamo vedere noi ancora oggi... Immaginate di essere lì. In una pianura* immensa, uno spazio verde in campagna grandissimo, con tutte le popolazioni italiane, 24 milioni di persone (la popolazione della penisola al tempo), che si ritrovano lì, senza sapere perché.

Poi, all’improvviso* (suddenly), si sentono tamburi e trombe. (Drums and Trumpets) Infatti, l'inno italiano inizia con un segnale d'allarme. Appunto, tamburi e trombe.

Sentite! (Audio: Il tema iniziale dell'inno, le trombe e i tamburi)

Immaginate di stare tra questa gente e improvvisamente qualcuno vi prende per il braccio e vi dice: “Oh, oh, guarda, che succede, guarda là!!!” E tutte le persone in questa pianura si girano nella direzione da cui viene il segnale e là in fondo, dice Novaro, c’è un trono. E sul trono un personaggio vestito in modo meraviglioso, che si alza in piedi, allarga*/apre le braccia e Novaro racconta: “Sembrava che volesse abbracciare tutta la popolazione”.

Questo movimento, in cui le persone si girano tutte nella stessa direzione, lui si alza e allarga le braccia, è rappresentato da questo:

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Il dialogo tra l'Italia e popolo

Chi conosce l'inno italiano ha sentito una differenza. Ci sono state 2 pause, non 1 come si fa sempre. Perché?

Perché si deve aumentare/accentuare l’aspettativa* (expectation). Perché l’uomo sta per parlare.

E come parla?

Novaro scrive nella partitura che la musica deve essere forte, con molta energia. Quindi non è “Fratelli d’Italia”. Ma è solenne, forte: “FRATELLI D’ITALIA”. Io devo convincere 24 milioni di persone, poveri, umiliati e ultimi dell’Europa, divisi in 7 stati, a prendere le armi contro lo straniero, l’Austria.

 

Analizziamo anche alcune parole del testo di Mameli. La prima parola è "Fratelli".

Perché?

Perché lo Stato non c’era! L'unico modo per convincere un siciliano e un piemontese, un romano e un bolognese a combattere insieme, era farli sentire parte della stessa famiglia. È un concetto di una potenza culturale incredibile.

E come?

Attraverso la nostra storia. Per questo, Mameli nella poesia parla di Roma, dell’elmo (helmet) di Scipio, ossia Scipione l’Africano (il generale romano delle guerre puniche).

Sentiamo...

La persona in piedi vicino al trono finisce di parlare, termina il suo discorso. E adesso, il primo colpo di genio di Novaro...

 

E questo ritmo, che noi italiani durante l’inno cantiamo allo stadio o a casa con "Po-po-po", in realtà, nella mente di Novaro, quei suoni sono pugni (punches) allo stomaco della gente. Ossia, l’effetto che le parole dell’uomo sul trono hanno nel cuore degli italiani. L'effetto delle parole di libertà che colpiscono (hit) il cuore della gente che ascolta.

Non è finito, il secondo colpo di genio di Novaro, qualcosa che non ha nessun altro inno al mondo. Solo quello italiano. 

Il nostro inno è un dialogo tra due protagonisti. La Voce dell'Italia, ossia dell’uomo in piedi: all'inizio è forte, fiera, "con molta energia". È la voce che chiama alle armi.

La Risposta del Popolo. Infatti la strofa/il testo si ripete uguale, e noi siamo abituati a cantarlo di nuovo uguale: FRATELLI D’ITALIA… Ma no! È sbagliato!! La musica cambia. Prima era forte e solenne, ricordate? Ora diventa "pianissimo e molto concitato* (agitato / ansioso)".

Perché si ripete? E perché in questo modo?

Immaginiamo... 24 milioni di persone sconosciute che sentono queste parole di guerra e di morte, ma anche di unione e fratellanza. Sono meravigliati e scioccati.

È come quando riceviamo una notizia incredibile e ripetiamo le parole di chi ce l’ha detta. Per esempio un amico arriva e vi dice: “Ho vinto 50 milioni di euro”. / “50 milioni di euro?????” La vostra risposta.

Così succede nell’inno italiano. La seconda parte, la ripetizione del testo/strofa, sono gli italiani che, increduli*, ripetono le parole che hanno sentito, come a chiedersi se sia vero. “Fratelli d’Italia?” “Davvero?”

La gente ha paura. Ripete le parole con un punto interrogativo/come una domanda. Per questo pianissimo e concitato/agitato: Fra-tel-li d-Ita-lia…

 

Sentiamo gli italiani che hanno paura (fear), che rispondono, si domandano se quello che hanno sentito sia reale. Arriva l’idea della guerra e della morte. E c'è ancora incertezza e paura. È un momento profondamente umano, non eroico.

"Stringiamoci a coorte"

Dicono "Stringiamoci a coorte". La coorte, con due O, era l'unità base dell'esercito romano.

Mameli e Novaro ci stanno dicendo: diventiamo compatti, diventiamo un muro umano, siamo pronti a tutto, anche alla morte, perché l'Italia ci sta chiamando, ma, ripeto, c’è ancora paura...

 

Ma poi qualcosa cambia nelle persone: il miracolo. Cambia il tono, cambia il ritmo, cambia la musica. Novaro scrive: cresce (grow) e accelera (speed up) fino alla fine.

Il popolo capisce che può vincere! Che è pronto alla morte per la chiamata dell’Italia, per la libertà!

Quel "Sì!" gridato con tutta la voce

Quel "SÌ!" che gridiamo tutti alla fine, nella poesia di Mameli non c’era. Lo ha aggiunto Novaro.

È la firma di un intero popolo su un contratto di libertà.

Nel nostro inno c’è tutto il Risorgimento italiano, ossia Rivoluzione italiana, il periodo della nostra storia nel quale l'Italia ha ottenuto la propria unità nazionale.

Vocabolario del podcast

1. Unire
Significato: mettere insieme due o più elementi.
«Il professore cerca di unire la lingua alla cultura.»

2. Buffo
Significato: divertente in modo un po' strano; che fa sorridere.
«Quel cappello è davvero buffo.»

3. Ormai
Significato: ora purtroppo, a questo punto; dopo tanto tempo; indica una situazione ormai consolidata.
«Ormai non possiamo più partire.»

4. Cabaletta
Significato: parte finale, veloce ed energica, di un'aria o di un'opera lirica.
«L'Inno di Mameli è costruito come una cabaletta.»

5. Travolgente
Significato: molto intenso, pieno di energia e di emozione.
«Il finale dell'opera è davvero travolgente.»

6. Scatenarsi
Significato: liberare tutta la propria energia o emozione.
«Il tenore si scatena nell'ultima parte dell'opera.»

 

7. Solenne
Significato: serio, maestoso e ricco di dignità.
«L'inno deve essere cantato con un tono solenne.»

 

8. Maestoso
Significato: grandioso, imponente, degno di ammirazione.
«L'orchestra eseguì il brano in modo maestoso.»

 

9. Tenere a qualcosa
Significato: considerare qualcosa molto importante; avere un forte affetto o interesse per qualcosa.
«Gli italiani tengono molto al loro inno nazionale.»

 

10. Fratellanza
Significato: sentimento di unione e solidarietà tra persone.
«Mameli parla della fratellanza tra tutti gli italiani.»

 

11. Focalizzarsi
Significato: concentrare la propria attenzione su qualcosa.
«Nel podcast ci focalizziamo sulla musica dell'inno.»

 

12. Mettere in scena
Significato: rappresentare un'azione o una storia come in uno spettacolo teatrale.
«Novaro voleva mettere in scena il risveglio del popolo italiano.»

 

13. Partitura
Significato: il testo scritto della musica, che contiene tutte le indicazioni per i musicisti.
«Il direttore d'orchestra legge la partitura.»

 

14. Suonare
Significato: eseguire musica con uno strumento oppure eseguire un brano musicale.
«L'orchestra ha suonato l'inno nazionale.»

 

15. Ridicolizzare
Significato: prendere in giro qualcuno o qualcosa facendolo sembrare poco serio o poco importante.
«Per anni alcuni hanno ridicolizzato questa interpretazione dell'inno.»

 

16. Pianura
Significato: territorio ampio e pianeggiante, senza montagne o colline importanti.
«Novaro immagina una grande pianura piena di persone.»

 

17. All'improvviso
Significato: senza preavviso, in modo improvviso.
«All'improvviso si sentono i tamburi e le trombe.»

 

18. Allargare le braccia
Significato: aprire completamente le braccia, spesso per accogliere o abbracciare qualcuno.
«L'uomo sul trono allarga le braccia verso il popolo.»

 

19. Aspettativa
Significato: ciò che una persona si aspetta che accada; attesa di qualcosa.
«Le due pause aumentano l'aspettativa del pubblico.»

 

20. Concitato
Significato: agitato, veloce, pieno di tensione o emozione.
«La seconda parte dell'inno è pianissimo e molto concitata.»

 

21. Incredulo
Significato: che non riesce a credere a ciò che ha appena sentito o visto.
«Il popolo ripete le parole con uno sguardo incredulo.»

Materiali

Esercizi interessanti sul podcast

Risorse didattiche

Libro di grammatica personalizzato

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