
Ep.8 del podcast: I romani oggi - Parte II
Continuiamo il viaggio alla scoperta di come sono i romani nella seconda parte di
"i romani oggi".
Se nell'episodio precedente abbiamo visto alcuni stereotipi generali, in questo podcast andremo un po' più a fondo e usando anche delle esperienze personali, analizzeremo delle caratteristiche difficili da scoprire in altri modi.
Buon ascolto!
Valerio Ardizzi 18/7/2026
Ep.8
I romani oggi - Parte II
Indice:
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Introduzione
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Quarto: svegli o furbi?
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Fare il portoghese o il romano?
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Quinto: i romani e il lavoro
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Sesto: i romani e la comunicazione
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Settimo: i romani e la borgata
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Conclusione - Parte II
Trascrizione del podcast
Introduzione
Eccoci di nuovo, buongiorno a tutti e benvenuti a un nuovo episodio di L’Italia raccontata agli studenti stranieri.
Io sono Valerio, sono nato a Roma, e amo insegnare la mia lingua, l'italiano, così come amo raccontare la cultura del mio Paese. Così, da qualche tempo, gli studenti della mia scuola stanno sceglinendo un argomento culturale italiano e io, mi metto qui, e provo a raccontarlo, cercando di unire cultura, storia e lingua all'insegnamento dell'italiano.
Questo episodio è la continuazione dell'episodio precedente in cui mi è stato chiesto:
"Come sono i romani oggi?"
Quindi se non lo avete sentito, vi consiglio di recuperare il podcast precedente prima di ascoltare questo, perché la settimana scorsa abbiamo già visto tre caratteristiche o stereotipi sui romani: essere simpatici, essere diretti e avere poca pazienza.
Bene, iniziamo, o meglio, riprendiamo.
Quarto: sveglio o furbo?
Dato che* (since) c’è molto caos, c’è poca pazienza, tutto deve essere veloce e ottimizzato, abbiamo capito, il romano perciò / per questo il romano ha sviluppato una specie di arte della sopravvivenza.
Devi essere sveglio.* Essere sveglio è un modo di essere o di comportarsi, significa trovare una soluzione buona e veloce ad un problema. Più sei veloce a trovare una soluzione, più sei sveglio. Provo a spiegarvela così.
Purtroppo (unfortunately), a volte, queste soluzioni non sono proprio corrette, giuste, a volte non sono neanche legali. Allora in questo caso non si parla di “sveglio” ma di “furbo*” a Roma detto anche “paraculo”.
Il confine* (the border) tra “sveglio” e “furbo” può essere sottile* (thin). Io credo che sia una caratteristica un po' degli italiani questa ma in città come Roma è più forte.
Essere svegli è una bella qualità. Fare i furbi decisamente no. Quella è mancanza di civiltà ed educazione, critica che spesso viene fatta ai romani.
E aggiungendo un'altra cosa: a Roma essere sveglio è un po come se fosse un dovere. Devi essere sveglio! Altirmenti* (otherwise) il romano perde la pazienza...
Fare il portoghese o il romano?
Riguardo a* (about) questa cosa di fare i furbi aggiungo una piccola storia. C'è un proverbio (più un espressione) romano ma che attualmente credo sia anche italiano, che dice:
"Fare il portoghese"
Se tu dici a una persona "stai facendo il portoghese" oppure "hai fatto il portoghese" significa che quella persona è andata in un posto, in un ristorante, e poi è andata via senza pagare, quindi in italiano, attualmente, "fare il portoghese" significa usufruire* (benefit) di un servizio o prendere qualcosa e non pagare.
Perché collego (link) questa espressione al "romano furbo"?
Perché questa espressione dervia* (come) da secoli passati.
Siamo a Roma (XIII secolo). Ambasciata portighese a Roma. E l'ambasciata portoghese organizzava degli spettacoli e un giorno della settimana, non so... il martedì, l'ingresso a questi spettacoli* (shows) per i portoghese nell'ambasciata portoghese era gratis* (free).
Cosa facevano i romani furbi? I romani fingevano* (pretend) di essere portoghesi, dicevano di essere portoghesi per non pagare il biglietto. Qui sono i furbi.
E cosa è successo poi nell'evoluzione, nel tempo? Che andare a teatro senza pagare siginifcava, appunto*, fare il portoghese: faccio (pretend to be) il portoghese, quindi vado a teatro e non pago.
La situazione si è completamente ribaltata* (overturn) e cambiata, quindi erano i romani che facevano i furbi, però l'espressione ha creato per noi (italiani) uno sterepotipo nei confronti dei portoghesi.
Quindi i porotghesi, non dico che sono visti come persone che non pagano, però c'è un po' lo stereotipo del portoghese furbo in Italia, a Roma. Cosa che non è così. Cosa che invece erano i romani.
Qui siamo stati, purtroppo*, doppiamente* (doubly) furbi.
Quinto: i romani e il lavoro
Altro stereotipo molto comune, ai romani non piace lavorare.
Ecco*, questo devo spiegarlo bene, seguitemi. Sicuramente una frase / uno slogan che ha avuto un forte effetto nel passato a che ha aiuato a creare questo stereotipo è la frase che si ripeteva tanto, soprattutto nel nord Italia, “Roma ladrona*” (thief).
Questo in particolare perché Roma è la sede del Parlamento e dei politici. E i politici sono uguali in tutti i Paesi! Però lo stereotipo riguarda anche i romani, non solo i politici.
Allora, la maggior parte dei romani che conosco personalmete sono grandi lavoratori e lavorano tanto come qualsiasi altro italiano. Per esempio, nella mia famiglia molti sono operai, lavoro pesante, lavoro di tante ore di lavoro. Lo stesso vale per tanti miei amici che ho e tante persone che conosco. Quindi no, se devo dire che i romani non lavorano, questo mi sento di dire personalmente che non è vero.
Però capisco, un po', magari, da dove nasce lo stereotipo. Nasce forse da un atteggiamento / un modo di fare. Da un modo di lavorare dei romani.
Mi spiego. A Roma ti può capitare che quando entri in un negozio* (shop), un posto dove una persona sta lavorando con dei clienti magari, sembra come che ti faccia sentire... come che ti stia facendo un favore. Come se il lavoro che sta facendo quella persona non sia per se stesso, per lo stipendio (salary) che prende, no! Un po’ come se lo fa per te, perché lo hai obbligato a lavorare! hahaha
E' difficile da spiegare. Non è una cosa tanto positiva.
Non è sempre così ovviamente! Ma non è raro percepire questo modo di lavorare:
Entrate in un bar.
Chiedete un caffè.
Il barista ve lo fa, certo. Ma magari ha quell’aria come per dire:
“Vabbè (va bene), mo’ (adesso) te lo faccio, proprio perché devo” (ti faccio un favore!).
Ecco, questa cosa è romana.
E anche qui: per alcuni è simpatia, è un teatro, per altri è maleducazione e a volte, devo dire, lo è realmente e non è per nulla piacevole. Anzi* (on the contrary), anche io da romano sono il primo a pensare, se noto questo comportamento esagerato, “che maleducato / maleducata”.
Ma molte volte è solo un modo.
Sesto: i romani e la comunicazione
Oh! Come dicevo prima, il romano per cultura deve sprecare* meno energie possibili, sia nelle azioni, sia nel lavoro così come nel modo di parlare.
La comunicazione a volte si riduce all’osso* (ridurre all’osso significa eliminare tutto quello che è superfluo*, ossia, non necessario) quindi si tagliano* (cut) le parole, si uniscono i suoni quando si parla per ottimizzare:
“vuoi mangiare?” → diventa “voi magna’?”
“non ce la posso fare” → diventa “ncia posso fa’” o “gna posso fa”
“come stai?” -“tt’appo’? ” → “tutto a posto?” → tutto bene?
“ao”, va bene, questo l’abbiamo già visto. Avete un po' capito.
Gli esempi sono finiti, qualsiasi frase può rientrare in questo esempio, e da un lato sto anche un po’ esagerando, eh*, però c’è questa cosa: Parlare sì, ma con meno parole e suoni possibili!
Di nuovo, un mio esempio per spiegare / un esempio mio personale per spiegare questo.
Una volta, non ero a Roma ed ero in compagnia, mi squilla*(to ring) il telefono, era mio padre.
Parlo pochi secondi con lui, perché ero occupato* (busy) e attacco il telefono* (finisco la chiamata).
A fine chiamata vedo che la persona con me mi guarda con aria confusa e mi dice ridendo:
“ma che conversazione era?”
e io:
"perché?"
e mi dice:
“perché hai solo prodotto suoni senza senso.”
Io ripenso alla breve conversazione con mio papà e inizio a ridere perché effettivamente aveva ragione* (avere ragione = be right), non aveva senso in italiano ma per noi sì.
Abbiamo ripetuto questa storia come aneddoto* divertente tante volte in seguito. Ora ripeterò solo la conversazione ma senza spiegarla. Se volete leggere la conversazione, diciamo, lascio la “traduzione” sul sito web della trascrizione del podcast, se avete curiosità di capire cosa ci siamo detti.
Okay, ripeto solo la conversazione.
Il telefono ha squillato e io ho risposto:
-“aò?” (pronto?)
-“aò!” (ciao sono io "papà")
-“aèoo” (come stai? che fai?)
-“eh!” (non c’è male!)
-“daje” (meno male, sto bene anche io)
-“mmhmh” (Va bene / sono contento che stai bene)
-“vabè, da’...” (okay, dato che abbiamo accertato che stiamo bene e siccome* sono impegnato ci sentiamo un’altra volta)
-“s…” (sì, va bene - a volte anche dire la “i” del "Sì" ci costa troppa energia)
-“cia’ cia’ cia’ cia’ cia’ cia’ cia’ cia’ cia’ cia’...” (ciao)
Fine della chiamata.
Questa è stata la nostra conversazione.
Io non lo so... cosa devo spiegarvi? Abbiamo detto tutto il necessario nel modo più ottimale / ottimizzato possibile.
Questo “cia’ ”, ossia “ciao”, detto alla fine che noi ripetiamo un numero non definito di volte, ma tante, dalle due / tre fino alle dieci volte prima di finire la chiamata, “cia cia cia cia cia”. E a volte si accellera* mentre si dice, e spesso viene ripetuto questo "cia' " dalle due persone allo stesso tempo:
-“cia cia cia cia cia”.
-“cia cia cia cia cia”.
Fine chiamata.
Perché? Io non lo so. Forse per far vedere con questo "ciao" continuo che ci dispiace finire la chiamata e quindi lo ripetiamo. Anche queste piccole cose sono strare.
Conclusione, io e mio padre abbiamo detto l’essenziale e abbiamo risparmiato* (we saved) tutte le energie, da bravi romani.
/ sto facendo il mio massimo per rimanere serio ma oggi non è facile, parlare di questo seriamente... /
Settimo: i romani e la borgata
Ultimo, dai*, siamo vicini alla conclusione, Roma è una città enorme, ma è anche un quartiere. C’è ancora tanto da dire ma non c’è il tempo.
Dovrei spiegare la differenza tra le parole, tra il dialetto romanesco, romano, romanaccio. Spiegare se è un dialetto oppure no. Le differenze tra Roma sud e Roma nord, Roma e Lazio. E tante altre cose, magari le lascio per un altro podcast futuro.
Quello di cui vi parlerò adesso, per finire, però, è una caratteristica dei romani che è uno stereotipo che per me è importante.
Roma è una città grande. Tutti (i turisti) conoscono il centro storico. Ma una parte che ovviamente gli stranieri / i turisti non conoscono della vera Roma, è il quartiere* (district). Anzi* (rather), spesso è più chiamato borgata*, ossia il quartiere, quella zona, un po’ più verso la periferia, la zona in cui si trova una verà identità romana. Trastevere è bellissima eh*, tra i posti più belli in assoluto, ma i romani a Trastevere ora non sono più così numerosi.
Io sono nato e cresciuto in una di queste borgate. La mia borgata si chiama Pietralata.
Qualche mese fa durante una lezione all'università qui a Roma, provavo* (i tried) a spiegare agli studenti, ovviamente stranieri, di altre nazioni / continenti, che vivono a Roma, cos’è una borgata, per capire Roma, e provavo spiegare Pietralata ma… niente, non ci sono riuscito.
Si trova*(is located) nella periferia nord-est di Roma, anche se ora non è proprio periferia. Ora che le città si stanno allargando, la zona della periferia sta cambiando.
In passato, quando ero bambino, sicuramente era periferia e sempre in passato non era un quartiere molto facile. Ha avuto abbastanza problemi anche se oggi è cambiato. Diciamo, però, che non era tra le zone più ricche ed eleganti di Roma.
Da bambino, fino ai 18 anni l’ho passato sempre nel mio quartiere. Ci giocavo con gli amici e ci ho fatto le scuole. A volte mi piaceva, altre volte non mi piaceva. La borgata è come un piccolo paesino* (a little town) e sono tantissime a Roma.
Poi, quando ho iniziato l'università, sono uscito dalla borgata e non sempre è facile uscirne (ne = dalla borgata). Perché la borgata tende a farti rimanere nella borgata,nel quartiere, è una specie di comfort-zone per le persone che ci nascono.
L'università sicuramente mi ha fatto scoprire cose nuove, ho conosciuto persone da tutta l’Italia e anche tante da vari Paesi del mondo e in quel periodo mi sono un po' allontanato dal mio quartiere.
Quindi* (therefore) sono andato anche a vivere fuori dall’italia.
Perché racconto questo? Seguitemi!
Perché quando vivevo all’estero (abroad), da buon italiano e romano, mi mancavano il mio Paese e la mia città. Ma non mi mancava solo il Colosseo o San Pietro.
Mi mancava specialmente il bar del mio quartiere, le persone che conosci da sempre, quel signore anziano, quella signora... il modo di parlare loro, le battute (jokes)... quel modo di comportarsi molto diretto che già vi ho detto (nell'episodio precedente). La notte non sognavo*(dream) Piazza Navona o il Colosseo. Sognavo, spesso, semplicemente che stavo al bar del mio quartiere a mangiare cornetto e cappuccino. Mi mancavano* (to miss). Mi mancava quell'aria, quell'atmosfera.
Quella era una mia Roma per me.
Racconto questo perché l’identità delle borgate e dei quartieri, soprattutto quelli un po’ più periferici e poco conosciuti dai turisti, questa identità è molto forte nei romani. Ed è una cosa che spesso gli stranieri non sanno. Perché per il turista Roma è il monumento.
Anche per noi, eh.
Ma per il romano, Roma è anche (soprattutto) il quartiere.
Ho scritto questo proprio podcast mentre ero in un bar del quartiere / della borgata. Quindi le cose di cui parlo ora stanno accadendo mentre scrivo.
Ogni 10 minuti passa qualcuno che conosco, e ti dici:
“ciao ciao, come va?” (come stai?)
come un piccolo paese.
Ogni tanto passa qualcuno e mi dice:
“ aò professo’ ” (ciao, professore). Mi conoscono, lo sanno.
Alcuni, invece, non dicono “ao” o “ciao”, no! Passano e dicono direttamente frasi come:
“Ma quanti libri sta’ a scrive? (Ma quanti libri stai scrivendo?)
“a professo’ ma quanto fa sette pe’ quattro?” (ossia, qual è il risultato della moltiplicazione 7 x 4?). Dato che sono professore dovrei (I should) sapere la matematica...
“aò, bello l’ufficio novo che ti sei fatto eh!” (bello questo nuovo ufficio che ti sei creato, ossia, il tavolo del bar).
Capite?
L'ironia, la battuta (joke).
E, come spiegato, sono tutte domande che non hanno bisogno di una risposta, non devi rispondere a queste domande, a queste frasi.
Sono saluti e sono battute (jokes) a cui devi rispondere con altre battute. Questo è il teatro comico di cui vi ho parlato. E’ una sorta di allegria per rompere il ghiaccio* (break the ice), su questo i romani sono bravi, e così ti ritrovi a parlare con qualsiasi persona che conosci oppure sconosciuta.
Questa è una caratteristica che io amo di Roma, che amo dei romani, mi piace tantissimo!
E mi piace che sia anche mia questa caratteristica.

Perché come detto Roma non è una città facile e anche i romani non sono facili, abbiamo visto alcune caratteristiche "negative" e a volte l'incivilità rispetto ad altri Paesi la percepisci.
Però poi ha anche queste caratteristiche... che sono belle, questa in particolare penso sia la mia preferita perché ti permette di creare relazioni umane che per me è tra le cose più belle che esistono.
Conclusione - Parte II
E anche questo episodio è giunto (arrivato) alla conclusione. Spero vi sia piaciuto stare in compagnia di questa voce romanaccia mentre vi parlava dei romanacci (dei romani).
Ancora di più spero di essere riuscito a trasmettervi qualcosa di molto importante e forte ma allo stesso tempo abbastanza difficile da spiegare senza dare un'immagine troppo positiva o troppo negativa ma più reale possibile. Naturalmente anche io ho i miei bias, ma spero di essere riuscito a tenerli per quanto possibile lontani da questo racconto.
Adesso la prossima volta che andrete a Roma, con un buon livello di lingua magari, ascoltate questo podcast, riascoltatetelo come guida sui romani per i turisti.
Noi ci sentiamo sabato prossimo per il nuovo episodio.
Vocabolario del podcast
1. Dato che
Significato: poiché; siccome.
«Dato che era tardi, siamo tornati a casa.»
2. Sveglio
Significato: una persona capace di capire velocemente una situazione e trovare una soluzione efficace.
«Bisogna essere svegli per risolvere certi problemi.»
3. Furbo
Significato: una persona che cerca di ottenere un vantaggio personale, a volte senza rispettare le regole.
«Ha fatto il furbo ed è entrato senza pagare.»
4. Paraculo (espressione colloquiale)
Significato: una persona molto furba, opportunista, che riesce sempre a trarre vantaggio dalle situazioni, spesso con comportamenti poco corretti.
«Tutti lo considerano un paraculo.»
5. Confine
Significato: il limite che separa due cose; in senso figurato, la differenza tra due comportamenti.
«Il confine tra essere svegli ed essere furbi è molto sottile.»
6. Sottile
Significato: molto piccolo o difficile da distinguere.
«La differenza è molto sottile.»
7. Altrimenti
Significato: se no; in caso contrario.
«Muoviti, altrimenti arriviamo tardi.»
8. Riguardo a
Significato: relativamente a; a proposito di.
«Riguardo a questo argomento, ho un'altra storia da raccontare.»
9. Usufruire di
Significato: utilizzare o beneficiare di un servizio o di qualcosa.
«Abbiamo usufruito del servizio gratuitamente.»
10. Derivare
Significato: avere origine da qualcosa.
«Questa espressione deriva da un episodio storico.»
11. Spettacolo
Significato: una rappresentazione teatrale, musicale o artistica aperta al pubblico.
«Sono andati a vedere uno spettacolo a teatro.»
12. Gratis
Significato: senza pagare.
«L'ingresso oggi è gratis.»
13. Fingere
Significato: far credere qualcosa che non è vero.
«Ha finto di essere portoghese.»
14. Appunto
Significato: proprio così; esattamente.
«Era appunto questo il problema.»
15. Ribaltarsi
Significato: cambiare completamente situazione o significato.
«Con il tempo il significato dell'espressione si è ribaltato.»
16. Purtroppo
Significato: sfortunatamente.
«Purtroppo non possiamo partire oggi.»
17. Doppiamente
Significato: due volte; in misura doppia.
«Siamo stati doppiamente fortunati.»
18. Ecco
Significato: parola usata per introdurre una spiegazione o richiamare l'attenzione.
«Ecco, questo è il punto importante.»
19. Roma ladrona
Significato: slogan molto diffuso in Italia dagli anni Ottanta e Novanta, usato per accusare Roma e la politica nazionale di sprecare denaro pubblico e favorire privilegi.
«Per anni si è sentito ripetere lo slogan "Roma ladrona".»
20. Negozio
Significato: luogo in cui si vendono prodotti ai clienti.
«Sono entrato in un negozio di alimentari.»
21. Anzi
Significato: al contrario; per essere più precisi.
«Non era difficile, anzi, era molto semplice.»
22. Sprecare
Significato: consumare inutilmente tempo, energia o altre risorse.
«Non dobbiamo sprecare tempo.»
23. Ridurre all'osso (espressione idiomatica)
Significato: eliminare tutto ciò che non è indispensabile.
«I romani riducono la comunicazione all'osso.»
24. Superfluo
Significato: non necessario; inutile.
«Ha eliminato tutte le parole superflue.»
25. Tagliare
Significato: eliminare una parte di qualcosa.
«Nel parlato romano si tendono a tagliare molte parole.»
26. Squillare
Significato: Il suono del telefono quando arriva una chiamata.
«Mi ha squillato il telefono durante la lezione.»
27. Occupato
Significato: impegnato; non libero in quel momento.
«Ero occupato e ho risposto velocemente.»
28. Attaccare il telefono
Significato: terminare una telefonata.
«Dopo pochi secondi ha attaccato il telefono.»
29. Avere ragione
Significato: dire la cosa corretta; essere nel giusto.
«Avevi ragione tu.»
30. Aneddoto
Significato: un breve episodio realmente accaduto, raccontato per spiegare meglio un'idea o una situazione.
«Mi è tornato in mente un aneddoto divertente.»
31. Siccome
Significato: poiché; dato che.
«Siccome ero impegnato, ci siamo salutati subito.»
32. Risparmiare
Significato: usare meno tempo, energia o denaro del necessario.
«Abbiamo risparmiato tempo.»
33. Dai (espressione colloquiale)
Significato: esclamazione usata per incoraggiare qualcuno o per introdurre la conclusione di un discorso.
«Dai, manca solo l'ultima parte.»
34. Quartiere
Significato: una zona di una città.
«Sono nato in un quartiere di Roma.»
35. Borgata
Significato: quartiere popolare, generalmente situato nella periferia di Roma, con una forte identità sociale e culturale.
«È cresciuto in una borgata romana.»
36. Eh (interiezione)
Significato: particella usata per rafforzare una frase, chiedere conferma o aggiungere una sfumatura emotiva.
«Trastevere è bellissima, eh!»
37. Provare
Significato: tentare di fare qualcosa.
«Provavo a spiegare agli studenti cos'è una borgata.»
38. Trovarsi
Significato: essere situato in un luogo.
«Il quartiere si trova nella periferia nord-est di Roma.»
39. Paesino
Significato: un paese molto piccolo.
«La borgata sembra quasi un paesino.»
40. Quindi
Significato: perciò; di conseguenza.
«Quindi sono andato a vivere all'estero.»
41. Sognare
Significato: vedere immagini durante il sonno oppure desiderare intensamente qualcosa.
«Quando vivevo all'estero sognavo il mio quartiere.»
42. Mancare
Significato: sentire nostalgia di una persona o di un luogo.
«Mi mancava Roma.»
43. Rompere il ghiaccio (espressione idiomatica)
Significato: iniziare una conversazione o creare un'atmosfera più rilassata tra persone che ancora non hanno confidenza.
«Una battuta è spesso il modo migliore per rompere il ghiaccio.»
43. Fare il portoghese (espressione idiomatica)
Significato: Usufruire di / usare un servizio, entrare in un luogo a pagamento (come cinema o stadi) o salire sui mezzi pubblici senza pagare il biglietto.
«Paghiamo il biglietto o facciamo i portoghesi?»
Un caro saluto agli amici portoghesi!
